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Inquadrami
inquadrami

Inquadrami. Puoi ritagliare una parte di me, la puoi fissare e mettere a fuoco.
Sfoca pure il resto: non è importante, credo.
Puoi inquadrare il mio sorriso e correggere se ci sono imperfezioni ai lati. Non voglio che pensino che sono una persona triste, quando rivedranno il mio ritratto.
Sì, facciamo così: la tristezza eliminiamola, lasciamola fuori. Non è il nostro obiettivo, no? Quello di apparire tristi.
Voglio che si veda come sono adesso -cioè, non tutto- ma la parte di me che più ti sembra opportuna, da immortalare.

Potresti partire dagli occhi, è una parte che di solito piace. Insomma, è difficile avere degli occhi brutti, sarebbe un po’ come dire avere delle brutte dita.
No, non ci pensare. Io non ho delle belle mani. Sono un po’ piccole, non longilinee, non porto lo smalto perché mi dà fastidio, quando inizia ad andare via.
Quindi sorvoliamole, ti va? Lasciamo fuori anche quelle. Non voglio che pensino “Guarda che mani poco curate, nemmeno un filo di smalto…“. Preferisco che le lasciamo fuori, almeno potranno immaginarsele perfettamente curate.
Il trucco della siepe, hai presente? Ma sì, la siepe di Leopardi: tutto ciò che è al di là è infinito.
Così sarà per questo ritratto. Voglio che dica tutto di me, tutto ciò che è al di là di me.

Pensi che renda meglio in bianco e nero?
Beh, sì, è che pensavo… e va bene, hai ragione, sei tu l’artista.
In fondo, se avessi già saputo che fare di me, non sarei venuta qui. È che vedi ho come l’impressione di star tralasciando qualcosa di importante. Non saprei spiegarti, è come un’ansia nascosta, un malessere diffuso che disturba il sonno. È come se questo sezionarmi portasse via qualcosa di importante e vitale in me. Ma non saprei dirti cosa e, in fondo, è vero -non so perché non ci avevo pensato- in fondo da fuori non si vede.

Allora inquadrami. Definisci il mio campo di esistenza.
Oltre, c’è solo indefinito, e io non voglio esserlo. Non voglio che gli altri pensino che lo sia.

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