Benvenuti dietro le quinte del primo racconto di “Limina”: Decapitolazione – Alessia Pellegrini

Preferisci ascoltare piuttosto che leggere?
Ti lascio qui il video Youtube relativo a “Decapitolazione”

 

Decapitolazione” è il racconto che apre “Limina”.
L’ho scelto perché pervada con la sua atmosfera allucinata e plastica l’intera raccolta.

Affronta, infatti, temi centrali in tutta l’opera, che ritroveremo disseminati in molti racconti, tra cui:

  • la follia
  • il trauma che incrina il vivere quotidiano
  • la stasi del protagonista, incapace di reagire

Ma la parola “Decapitolazione” esiste davvero?

Per chi già se lo stesse chiedendo: no, la parola “Decapitolazione” non esiste; l’ho inventata io.
Si tratta di un gioco di parole, nato dalla fusione di tre termini:

Decapitare – Capitolare – Ricapitolare

Che cosa significa, nel suo complesso, “Decapitolazione”?

È così che la donna a cui il protagonista fa visita definisce il particolarissimo “teatrino” messo in scena, ogni sabato, sul tavolo di cucina.
In mezzo alle teste di plastica recise, manichini senza volto o senza arti si animano per il tempo di un ricordo che torna a vivere nel protagonista, doloroso come un’amputazione. Così, ogni sabato, puntuale, per tutta la vita, egli sconta la sua “personalissima espiazione”: la recita delle bambole che riepilogano la storia. 

Quale storia?

Questo sarete voi a scoprirlo.

Preferisci ascoltare piuttosto che leggere?
Ti lascio qui il video Youtube relativo a “Decapitolazione”

 


Spunti, modelli e ispirazione. Da cosa è nato il racconto “Decapitolazione”.

Da dove è giunta l’ispirazione per questo racconto? Non è facile definirlo con certezza.
Quel che è certo, è che c’era in me una “suggestione plastica”. Me la porto dietro da una lettura dei miei quindici anni: “Barbie deve morire”
Vi lascio il Link Amazon, ma, vi prego, non lo comprate: è un libro orribile. E non lo dico tanto per dire. 
La protagonista è una ragazza cinica, sprezzante della vita e del sesso maschile, avvelenata contro il mondo di “barbie”, finte e superficiali, che la circonda.
L’incontro con Narciso, esemplare affascinante e altrettanto (o forse più) disturbato di lei, dà inizio alla vendetta splatter di questa coppia di matti: torturare e uccidere tutte le barbie che i due riescono ad accalappiare. 

Vi sembra interessante? 

Anche a me, quando lo presi in libreria, ma vi svelo subito che: no, non è interessante affatto. È barbaro, triviale, scritto con i piedi, inconsistente e quasi compiaciuto della carneficina che descrive.

Ma… quindi anche “Decapitolazione” è splatter?

Ricordate, ogni volta che troverete un’opera associata al mio nome, Alessia Pellegrini, di una cosa potrete essere assolutamente certi: niente di ciò che scrivo è splatter, sanguinolento o violento in modo esplicito.
Non amo leggere e vedere cose del genere, tanto meno scriverne.

Lo spunto da “Barbie deve morire” nasce soprattutto dalla copertina, che raffigura una barbie “imbottigliata” in un bicchiere di vetro colmo d’acqua (sotto, una foto, non se ne trovano di qualità maggiore – Segno positivo: significa che il libro non ha avuto un grande pubblico di lettori).

 

Abbiamo anche una suggestione più alta, dal punto di vista letterario: le fiabe di Hans Christian Andersen, popolate di manichini, burattini e giocattoli che si animano. La mia tesi specialistica è interamente dedicata alle fiabe di Andersen e, in particolare, proprio alla componente soprannaturale di animazione dell’inanimato

decapitolazione racconto Alessia Pellegrini

La tematica vi affascina? Ne parleremo ancora.

Seguite i prossimi appuntamenti “dietro le quinte” dei racconti, qui sul blog e sul mio profilo Instagram. Il tema dell’animarsi di oggetti inerti, in accezione più o meno soprannaturale, tornerà in varie parti della raccolta, declinato in diverse sfumature.

Se vuoi vedermi e “conoscermi” dal vivo, trovi qui il video Youtube relativo a “Decapitolazione”

 


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Iscrivendoti non ti impegnerai in alcun modo all’acquisto.

 

A presto,

Alessia


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